Pensiamo per esempio (un esempio a caso!) ad alcune aziende. Se cambiare sembra essere nella natura di molte delle cose che ci circondano, alcune aziende sembra non siano propense al cambiamento. L'età dell'adolescenza è un momento difficile, alcuni cambiamenti che avvengono in quella fase della vita sconvolgono la persona, la trasformano radicalmente. Questo non senza attraversare momenti tristi, di paura, di angoscia, di incertezza. Avviene così anche nel mondo industriale? Direi di si, ma la propensione al cambiamento sembra essere bassa.
Eppure il marketing e la comunicazione, soprattutto nell'ultimo decennio, ha fatto passi da gigante alla ricerca di nuove metodologie. Si è passati dal marketing di tipo "tradizionale" a quello di tipo verticale o orizzontale, alle più aggressive metodologie virali, fino all'ultimissimo esperimento del marketing laterale.
Mi dilungherò in seguito su queste nuove forme, senza la presunzione di spiegarle, ma solo per raccontarle, perché a mio giudizio c'è bisogno di parlarne per promuoverle.
Il marketing laterale sembra essere una buona possibilità (e in tanti casi lo è) per procurare opportunità nuove di sviluppo. Non solo, ma operare lateralmente (figuratevelo nella testa...), magari aggirando degli ostacoli, oppure approdando ad un target da un altro punto, sono delle strategie efficaci. Insomma, non è stata solo, a sua volta, una operazione di marketing o di comunicazione la creazione di tanta terminologia, dietro c'è chi si "sbatte" (il termine rende) per attirare l'attenzione, per promuovere, per lanciare messaggi. In alcuni casi, questo tipo di metodologie sono tornate anche utili in settori che faticavano ad emergere o, meglio ancora, per limitare il dispendio di denaro inutile nella promozione e nello sviluppo.
Il fatto però resta, che il mercato è ancora ancorato alle "vecchie" o "classiche" metodologie ed è dominio solo di pochi questi "misteriosi" strumenti di sviluppo.


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